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LA STORIA

La storia di Morimondo ruota intorno alla vicende della sua abbazia e dei monaci dell'ordine dei Cistercensi che la fondarono.

Nel 1134, dodici monaci, sotto la guida dell'abate Gualcherio, provenienti dal monastero di Morimond in Borgogna, arrivarono a Coronate, nella valle del Ticino, per stabilirvi una comunità monastica.
Due anni dopo si spostarono in una località vicina, chiamata Faruciola, dove si insediarono definitivamente erigendovi il monastero.
Lentamente bonificarono l'area adiacente al Ticino, vi realizzarono canali di irrigazione e la trasformarono in fertile zona agricola con coltivazione a marcite.
Federico Barbarossa, legato al monastero per merito dello zio che era stato abate di Morimond,  concesse a Morimondo protezione ed  importanti benefici, che furono per l'abbazia stimolo ed occasione di ulteriore sviluppo.
Nel 1182 i monaci diedero inizio alla costruzione della chiesa abbaziale, che è ritenuta il primo esempio di stile gotico in Italia ed è tra le più antiche abbazie cistercensi. I lavori, però, a causa prima di rimostranze da parte del prevosto di Casorate, poi di assalti e scorrerie devastanti da parte di gruppi armati legati al comune di Pavia, si protrassero per lungo tempo tanto che la chiesa venne  inaugurata solo nel 1297. In seguito a varie donazioni di terre, l'abbazia ebbe la sua fase di massimo splendore tra il XII e il XIV secolo.
Il patrimonio dei monaci raggiunse le 32 mila pertiche di coltivo e le 9 mila di bosco.
Gran parte dei territori circostanti l'abbazia era di proprietà della chiesa. Grande era il numero di grange e mulini, di case, di cascinali, di cascine e di edifici di servizio.
Verso la metà del '400, con la trasformazione in commenda a opera di Giovanni Visconti, iniziò la decadenza dell'abbazia.
Nel 1490 da Giovanni de' Medici, abate commendatario,  inviò al monastero dei monaci fiorentini della Badia di Settimo nel tentativo riuscito di  recuperarlo e riportarlo all'originaria spiritualità nell'ambito di un progetto di riforma.
Nel 1561 Carlo Borromeo alienò gran parte dei possedimenti, trasferendoli all'Ospedale Maggiore di Milano.
Nel 1798, con l'avvento di Napoleone I il monastero fu soppresso e tutto il patrimonio, culturale e non, andò disperso.
L'Abbazia rimase abbandonata fino a quando, nel 1909, l'ente per la conservazione dei monumenti erogò il primo contributo con l'avvio dei primi restauri.
Nel 1952 il cardinale di Milano, Ildefonso Schuster, chiamò a rifondare l’Abbazia i padri Oblati di Maria Vergine.
Nel 1982 il Comune di di Morimondo acquistò il monastero dagli eredi del pittore Angelo Comolli, che l'aveva comprata nel 1917. Ii monastero si trovava in una situazione disastrosa. Le volte del chiostro erano state murate per diventare alloggi e magazzini. Nelle stanze dei monaci abitavano decine di famiglie. Nelle cantine c'erano le stalle di due aziende agricole e non mancava neppure il negozio del fornaio del paese.
Nel 1985  una grande nevicata fece crollare gran parte del tetto.
Dopo cinque anni di lavori vennero riaperte al pubblico le sale dell'Abbazia e  recuperati le ventiquattro celle dei monaci, lo studio dell'abate e  le cantine.
Nel 1991 i Servi del Cuore Immacolato di Maria presero il posto dei Padri Oblati.
Oggi, grazie al supporto della comunità locale,  l'attività religiosa e culturale dell'abbazia ha ripreso vigore ed è tornata ad essere il punto di riferimento di sempre.

Una visita in Abbazia


Caratteri semplici e funzionali, in armonia con la povertà e l'essenzialità della vita monastica tutta raccolta in Dio: sono i segni distintivi dell'architettura cistercense, nella quale, ogni aspetto è carico di un linguaggio simbolico utile alla riflessione e alla preghiera: proporzioni, luce, acustica, aspetto spoglio degli edifici.
Edificata a partire dal 1182, la chiesa abbaziale di Santa Maria in Morimondo è tra le migliori e più evolute espressioni dell'architettura cistercense. Cha fa il suo ingresso in Abbazia non può non essere attratto dall'Alto, sia per la luce, proveniente dai rosoni dell'abside, sia per lo slancio delle arcate della navata centrale.
Uno degli aspetti che differenzia Morimondo dalle altre abbazie cistercensi lombarde è, infatti, dato dalla presenza di volte a sesto acuto e a base rettangolare che aumentano l'effetto di slancio verso l'alto della struttura. Il colore dei mattoni dà un senso di calore e accoglienza. Ad un'osservazione più attenta e profonda si scoprono le tante volute asimmetriche: le bifore della facciata non sono centrate, i capitelli delle colonne della navata centrale sono tutti diversi, gli archi a destra sono più marcatamente di stile romanico, con le volte a crociera, mentre gli archi a sinistra sono più marcatamente gotici, con due sole volte a crociera, più basse e con costoloni in mattoni, e via discorrendo. Il significato di tante asimmetrie è unico: Dio è perfetto mentre il monaco è in cammino verso la perfezione. Tra le opere d'arte presenti in Abbazia, da ammirare lo splendido coro ligneo, formato da 40 stalli esterni con alti schienali e 30 più bassi adddossati agli inginocchiatoi.
Terminato nel 1522 da Francesco Giramo di Abbiategrasso, è stato costruito per volontà dei monaci di Settimo Fiorentino che dal 1490 avevano assunto la guida del monastero per ricondurlo ad una stretta osservanza della regola cistercense. Sempre ai religiosi fiorentini si devono altre importanti opere di devozione presenti in Abbazia, tra cui la decorazione rinascimentale in terracotta del portale della sacrestiae, soprattutto, l'affresco già nel chiostro e oggi conservato sulla parete destra della chiesa, datato 1515, attribuito a Bernardino Luini, raffigurante la "Madonna col Bambino e San Giovannino tra i santi Benedetto e Bernardo". Gli stessi sono rappresentati su due dipinti di tela databili alla prima metà del Seicento e posti sulla parete della navata laterale destra. Dal latino claudere (chiudere), il chiostro non solo occupa un posto centrale nella vita del monastero, ma ne è il simbolo stesso: così come il chiostro comunica all'esterno solo con il cielo, il monaco deve cercare soltanto Dio.
All'interno del chiostro c'è sempre una fontana, simbolo di Cristo origine della vita. Oltre a ospitare i luoghi della vita comune, i quattro lati del chiostro richiamano le quattro virtù che devono ispirare la vita dei monaci: disprezzo di sè cioè umiltà, disprezzo delle cose del mondo, amore verso il prossimo, amore per Dio.
Un luogo dove vivere solo per Dio, separati dalle distrazioni del mondo. La stessa parola monastero deriva da termini greci monos (uno) e oikia (casa), che insieme significano: luogo dove si vive in solitudine.


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