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IL TICINO
Il Ticino non ha bisogno di presentazioni. Gode fama di essere il più bel fiume d'Italia. La fama è in effetti meritata, poiché, dall'uscita dal Lago maggiore, a Sesto calende, fino al suo ingresso al Po, a sud di Pavia, il fiume offre una innumerevole varietà di paesaggi tutti altamente affascinanti.
Suggestivo nel suo alto corso, quando attraversa l'alta pianura e scorre incassato tra le alte rive costituite da i suoi terrazzamenti morenici e completamente ricoperte dalla brughiera; pittoresco nel medio corso, quando si suddivide in una intricata miriade di ramificazioni formando, meandri, lanche, isole e isolotti di tutte le dimensioni; maestoso nel suo ultimo tratto, allorché, raggiunta Pavia, o meglio a concorrere in modo determinante alla formazione di quell'altro grande e magnifico fiume della Padania che è il Po, torna a riunire in un unico alveo il suo corso precedentemente sparpagliatosi.
A volte tranquillo, quasi scherzoso e confidenziale nei tempi di magra, quando offre al sole e agli uomini i suoi immensi ghiaieti, violente e furioso durante le piene, a volte inesorabili e rovinose, comunque sempre generoso con l'uomo per l'abbondanza, pressoché costante, delle sue acque, che hanno fatto la ricchezza agricola di tutto il territorio attraversato e che hanno permesso il fiorire di una vegetazione lussureggiante per molti chilometro attorno alle sue sponde, i famosi e storici boschi del Ticino.
E con lo scorrere della sua acqua, il Ticino ha visto scorrere anche la storia, molta storia, raccontata da molti popoli. Ancora in piena età del ferro i Liguri, con la civiltà di Golasecca, poi gli Etruschi, presenti a Borgo San Siro e a Garlasco, e i Celti, stanziatisi qui nel VI secolo a.C.. Poi ancora i Romani, è del 218 a.C. la grande battaglia del Ticino contro Annibale, e i Longobardi, che posero addirittura su questo fiume, a Pavia, la capitale del loro regno.
Abbazie, chiese e castelli medioevali sono innumerevoli in questa valle. Il fiume vide poi gli splendori rinascimentali del ducato di Milano, rinnovati nel '700 dalla costruzione qua e là di spendide ville. Fu anche confine di Stato, fino al 1859, e pertanto protagonista del nostro Risorgimento.
Da allora una nuova storia, febbrile, è entrata nella sua valle e tra la sua gente: la storia dell'industria.
Per la bellezza del paesaggio naturale della valle, e anche del paesaggio umano, hanno fatto bene a farne un parco, mettendo in qualche modo al sicuro da una totale distruzione lo stesso fiume con la sua flora e la sua fauna.

IL TICINO E I SUOI ECOSISTEMI
Innanzitutto sarà d'uopo precisare l'accezione esatta del termine ecosistrema onde evitare possibili incomprensioni nel corso della lettura. Tutti gli ecosistemi presenti sulla faccia della terra sono ogggetto di studio dell'ecologia.
Quando un'area geografica presenta una fisionomia omogenea, la si considera generalmente sede di un ecosistema. La sua estensione assume importanza relativa, mentre si reputa indispensabile in essa l'organica fusione e compenetrazione di tre elementi:
- il supporto inorganico con i suoi caratteri fisico-chimici, (suolo, temperatura, pressione atmosferica, perturbazioni metereologiiche) a cui si da il nome di BIOTOPO;
- l'insieme di flora e fauna tipiche, viventi nel biotopo, denominato BIOCENOSI;
- infine l'instaurarsi dei rapporti d'interazione tra specie animali, specie vegetali e terreno.
Il suolo, le piante e gli animali sono legati tra loro da un rapporto di interdipendenza alimentare, ossia, tutti insieme concorrono a formare la cosidetta catena trofica. In essa il flusso di energia si ripartisce a vari livelli trofiici. Nel primo livello si trovano i vegetali che prendono il nome di produttori in quanto convertono, mediante il processo fotosintetico, l'energia irradiata dal Sole in energia chimica. In seguito questa nuova forma di energia viene utilizzata nel secondo livello dagli animali prettamente erbivori, che si nutrono dei produttori e che perciò vengono detti consumatori primari. Il terzo livello è occupato dai consumatori secondari, cioè dai carnivori che divorano i consumatori primari. Il ciclo però per chiudersi richiede l'intervento dei detrivori che hanno il compito di disgregare la materia vivente. Gli esseri morti e decomposti da questi microrganismi penetrano nel suolo come composti elementari e in tal modo tornano a fare da nutrimento alle piante. Possiamo concludere questa disgressione, definendo la catena trofica come il mezzo con cui l'energia si trasferisce da un essere vivente all'altro e l'energia come la forza che consente ad un organismo di muoversi, nutrirsi, riprodursi, espellere gli escrementi e così via.
Nel passaggio da un livello trofico all'altro si assiste ad una progressiva dissipazione dell'energia a motivo del fatto che essa viene adoperata dagli abitanti dell'ecosistema ma per esplicare le attività di cui si è detto sopra.
Si tratta di un complesso e oltremodo delicato meccanismo dall'equilibrio e del quale dipende la sopravvivenza umana.
Aver indugiato sulla sua descrizione spero che giovi a fare intuire quanto sia importante rispettarlo, evitando di causare turbamenti in seno ad esso.

PARTE SPECIFICA
L'area geografica che abbraccia il corso del Ticino è sede di due ecosistemi: quello fluviale e quello boschivo. Entrambi posseggono caratteristiche dell'alveo e il secondo, invece, in corrispondenza della zona riparia.
L'ecosistema fluviale ha per biotopo l'acqua del fiume, i suoi caratteri fisico-chimici e il substrato. La sua biocenosi è assai ricca di specie vegetali e animali.
Tra il fiume e il bosco si situa l'ECOTONE, ovvero la zona di transizione nella quale le peculiarità dei due ecosistemi si fondono. Non esiste, pertanto, una rigida linea di demarcazione che li  separa: si sfuma dall'uno all'altro in maniera graduale.
L'ecosistema boschivo ha per biotopo un terreno alluvionale composto da sabbie e detriti di vario genere.
La sua biocenosi è data dall'insieme dei vegetali, che troviamo nell'ambiente ripario principale esterno, nell'ambiente ripario principale interno e nei frutteti.
Ai vegetali vanno aggiunti, perchè la biocenosi si completa, i mammiferi, gli uccelli, i rettili,  gli anfibi e gli insetti.


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